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Claudine Altavilla è una celebre alchimista, attualmente al servizio del Ministero della Magia italiano.

Pozionista? No, caro ragazzo, io sono un’alchimista! C’è una bella differenza! Io non mi limito a mescolare intrugli e reagenti puzzolenti. Io ricerco la verità, gli intimi segreti della magia, percorro il filo fino al dipanarsi della matassa! Trasmutazione! Trasformazione! Filosofia! Essenza! Questa è l’alchimia, caro ragazzo, la strada per la perfezione!” In diversi ricordano l’esaltata risposta di Claudine a un giovane provocatorio studente Rubendraco quando, tempo addietro, tenne una lectio magistralis presso l’Arcana Università di Magia e Stregoneria di Roccantica. C’è chi dice sia una discendente di Federico II, chi invece sostiene che ci sia Paracelsus fra i suoi antenati. Qualsiasi sia la verità il nome di Claudine Altavilla non è certo diventato noto grazie ai suoi natali, bensì per la sua dedizione agli studi, tanto da considerarla una degli attuali luminari dell’alchimia. Materia tanto misteriosa quanto fraintesa, come spesso è solita dire lei. Dopo una brillante carriera arcaniversitaria, conclusasi con la controversa tesi di specializzazione Nigredo, Rubedo, Albedo e Alfredo, Claudine ha proseguito le sue ricerche presso il Centro Egiziano per gli Studi Alchemici, uno dei più grandi centri al mondo per lo studio dell’alchimia. E vi è rimasta, affascinata com’era dall’antica quanto vasta conoscenza della materia nella cultura magica egiziana, fino a quando il Ministero della Magia italiano non le ha offerto, anni fa, un lavoro in patria. In cosa consistano le sue ricerche per il Ministero non è informazione pubblica. Nonostante Claudine tenda a entusiasmarsi, al punto da diventare logorroica quando si tratta di alchimia, non si è mai scucita sul suo rapporto con il Ministero. Ciò che è certo è che recentemente le hanno visto brillare gli occhi nel parlare delle numerose possibili scoperte che questi ultimi, disastrati, tempi - lei è convinta- sembrano promettere. Una grande occasione, dice Claudine. C’è chi invidierebbe tale ottimismo, così come invidierebbe la sua  radicata autostima, vagamente percepibile nel suo saggio di recente pubblicazione: Nicolas Flamel non sei nessuno!

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